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Nel 2009, in risposta alla dualità linguistico-culturale costituente i Paesi Bassi,  si è collaborato con due Accademie del Belgio link: l’Accademia di Liegi link per la parte vallona; l’Accademia di Anversa link per la parte fiamminga.

Per il primo anno si è inserita anche la collaborazione di Accademie italiane: due, in modo da bilanciare la presenza del Belgio.
Sono intervenuti gli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Roma link e quelli dell’Accademia Brera di Milano link.

Artisti ed opere 2009 ⋅ Artesis


Artesis ⋅ Sig Beunen ⋅ Pioneer

L’artista riflette sulla condizione umana, sull'interazione con la madre terra e sull'evoluzione dell’uomo da creatura preistorica a cyborg tecnologico.

Il timore di un sistema totalmente controllato ciberneticamente porta Sig Beunen a trapiantare un semaforo belga in Italia, privandolo della sua funzione originaria. La sua collocazione in cima alla porta d’entrata al paese di Bocchignano ne nega la funzione regolatrice del flusso della vita e rafforza l’assurdità del conflitto fra gli istinti e le strutture sociali.

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Artesis ⋅ Mathias Goyvaerts ⋅ Tornado

Una tromba d’aria metallica ha attraversato Toffia, centrifugando gli oggetti più impensati ed arenandosi in un edificio in costruzione.
Mostruosa struttura di tornado; da una solida base si sviluppa una struttura infinita. Qualcosa di geometrico, qualcosa di controllabile e stretto che gradualmente (mediante l'uso di strutture ripetitive) si trasforma e assume la forma di un caos organico. Linee e superfici si stagliano nel cielo creando un vortice di frattali.
“Stai attento! Ti sta per risucchiare!”.

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Artesis ⋅ de Wilde SarahJannsens StephanieTormic Sanja ⋅ How to build a bridge?

Performance collettiva basata sullo scambio di conoscenze e sull’indagine delle condizioni per aprire un vero dialogo. I mille modi per costruire un ponte fra la realtà e la fantasia, tra un Paese e l’altro, tra due persone diverse… per avvicinarci tra di noi in spirito di grande comprensione ed accoglienza.
Il collettivo di artisti vivrà in tenda a Toffia, presentandosi come opera d’arte vivente in continua improvvisazione.

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Artesis ⋅ Hana Miletic ⋅ Teenagers

Installazione (10 min. loop) con video-ritratti di alcuni giovani di Toffia. L’artista investiga le dinamiche del ritratto tradizionale. Chiedendo ai propri soggetti di guardare l’obiettivo per un minuto, verranno anche descritte le relazioni voyeristiche del vedere e dell’essere visto. In questa situazione la videocamera funziona da terzo elemento che rompe l’equilibrio della relazione dialettica fra soggetto e oggetto. Con questo procedimento la distinzione tra fatto e finzione diventa estremamente sottile.

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Artesis ⋅ Ayumi Mori ⋅ Uccelli

Variopinti pappagalli appariranno improvvisamente in un tranquillo angolo del paese di Bocchignano. Hanno un aspetto divertente e ottimistico, ma in realtà non sono altro che uccelli artificiali, che non potranno mai “dirci” niente. Il pappagallo non è un uccello tipico della zona e la loro capacità imitativa non raggiunge mai quella linguistica. Istallando questi oggetti inusuali, l’artista intende catturare un momento di accordo fra realtà e fantasia, portando un soffio esotico e misterioso per le vie del centro storico.

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Artesis ⋅ Kanako Murakami ⋅ FURU-HON. Il Monumento

L’artista di origini giapponesi realizzerà una installazione utilizzando libri usati. Per Kanako Murakami i libri rappresentano la cultura, la conoscenza e il loro cambiamento attraverso il passare del tempo. Un libro di seconda mano può aver perso il senso che aveva inizialmente, perché non si riferisce più a necessità per rispondere alle quali era nato. Ma ciò non significa che i libri usati non possano più assumere nuovo valore.

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Artesis ⋅ Hulysses Ost ⋅ Transparent church

Realizzazione di una chiesa vegetale con alberi di vite.
Opera in crescita continua, che prende forma con il naturale ciclo di vita delle piante. La collocazione della struttura in ferro e viti (piante) su un piccolo altopiano di fronte all’Abbaia di Farfa offre una prima ovvia lettura in riferimento alla storia iconografica del simbolo della vite, il quale rimanda al significato eucaristico che possiede il frutto, il cui succo è il sangue di Cristo fino a rappresentare metonimicamente il Cristo e la gloria della vita eterna.
Tuttavia la vite è oggetto iconografico antico, e una seconda lettura dell’opera deriva dall’investigazione dell’artista nelle radici antiche di questo culto derivante non solo dal Bacco romano o dal Dioniso greco, ma già dalla Dea Vite dei Sumeri e Dulukbaba degli Ittiti.

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Artisti ed opere 2009 ⋅ Saint-luc Liège


Saint-luc Liège ⋅ Hugues Bastin ⋅ Archeologia contemporanea

L’artista darà nuova vita ad oggetti che solitamente vengono ritenuti residuali.
Nelle sue opere vengono riutilizzati oggetti che erano stati buttati e che, assemblati in composizioni povere ma estremamente originali, verranno esposti nel Museo Archeologico di Fara Sabina. Questi oggetti, residui e feticci della società contemporanea, saranno esposti a testimonianza di un lavoro di scavo nella cultura locale e globale in cui anche quella sabina, con le proprie idiosincrasie, si inserisce.

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Saint-luc Liège ⋅ Noè Berton ⋅Partager le gout

Installazione aerea di una struttura costruita con i bicchieri di plastica usati durante una festa inaugurale svolta sotto forma di performance. Dopo aver gustato prodotti tipici del posto, i visitatori potranno ammirare la composizione che l’artista avrà realizzato con quei semplici oggetti di consumo. Le nuvole bianche che andranno a decorare gli spazi pubblici di Bocchignano faranno alzare la testa, con un gesto simile a quello che si compie quando si beve l’ultimo sorso.

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Saint-luc Liège ⋅ Elise Claudot ⋅ Frutteto con ombre

I frutti creati dall’artista sono elementi organici che fuoriescono da un mondo immaginario. Grossi, colorati e rotondi; nella loro stravaganza conservano qualche aspetto di familiarità. Fra l’apparenza dolce e rassicurante e l’anima oscura e degenerante c’è un’indelebile ambiguità.

Quelli creati da Elise Claudot sono elementi fluttuanti non identificati che vengono sorpresi dal giorno. Al calare della notte, quando tutto dorme, si illuminano creando giochi di ombre e di luci attraverso la loro pelle di lana.

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Saint-luc Liège ⋅ Maitè Gomez ⋅ L’albero di Majakovskij. Beauté, crime et pendaison

Grandi monili lavorati a mano andranno a decorare gli alberi di Toffia.

Mentre la bellezza viene storicamente intesa come una maschera rispetto all’organicità del corpo, Maité Gomez forgia oggetti curvi e delicati che richiamano proprio il lato organico dei corpi.

Inserendo qualcosa che, come degli orecchini giganti, risulti alieno rispetto ad un paesaggio rurale, l'artista non nega il valore della natura. Anzi, utilizzando anche finte pelli e pellicce, vuole mettere in risalto la sacralità della natura criticando il commercio economico basato sull’uccisione di animali.

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Saint-luc Liège ⋅ Nicolas Lalau ⋅ Nocturnal (in Sabina)

Lavoro fotografico svolto sotto forma di performance al crepuscolo, che metterà in grado gli abitanti di scoprire il lato oscuro dei luoghi che gli sono così familiari.

Si tratta di un lavoro itinerante che, dopo aver toccato paesi della Germania e della Polonia, porta in Italia una tecnica fotografica innovativa. Il metodo inventato da Lalau si basa su una particolare illuminazione di un soggetto notturno, ed una lunga esposizione durante la quale gli abitanti saranno invitati ad assistere e a partecipare all’atto fotografico stesso, che in questo modo perde la sua istantaneità.

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Saint-luc Liège ⋅ Manon Tetoris ⋅ Silhouettes

Fumetto che si svolge a grandezza naturale lungo le vie di Bocchignano. Si tratta della storia di un incontro, usuale casuale; un incontro che in un certo senso è magnificamente banale e universale. Al loro reciproco scoprirsi corrisponde un graduale passaggio da silhouettes completamente nere a figure colorate e distinguibili.
Nei momenti in cui le parole si rivelano inadeguate all’espressione di un pensiero, emerge l’inesprimibile contenuto emozionale che costruisce una relazione.

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Saint-luc Liège ⋅ Laurence Wiesen ⋅ Autodérision

Installazione urbana e performance basata sul traffico automobilistico come simbolo della velocizzazione della vita moderna.
Si tratta di un progetto imponente e molto curioso in cui innumerevoli macchinine giocattolo andranno ad invadere lo spazio abitativo ed il corpo della performer.
In quest’opera è racchiuso un attacco rivolto al formicaio del traffico cittadino, ma anche un aspetto ludico di coinvolgimento dei bambini del posto.

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special guest 2009


Special Guest ⋅ Ugo Antinori ⋅ installazione “antologica“

Progettista poliedrico, ha operato fin dagli anni Set- tanta nel design, l’arredamento e la grafica pubbli- citaria. La sua ricerca nel campo delle arti visive si è sviluppata sulla sperimentazione con 1’uso di diversi materiali e tecnologie che nella diversificazione delle forme sintetizzano materia e astrazione. Nello spazio di Fara Sabina saranno installati dei ma- teriali dello studio dell’artista. Documenti e intimi appunti dell’attività accumula- ti nel tempo, che vanno dal 1965 ad oggi, verranno messi a disposizione per una libera e curiosa consul- tazione da parte del pubblico. Per l’occasione verrà realizzata un opera “work pro- gress” a testimonianza del passaggio dell’artista a Fara per i 20eventi 2009.

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Special Guest ⋅ Catherine Girault ⋅ Milikkit

Installazione per bambini ed adulti Come orme di animali che hanno tinto le zampe nei colori, poi hanno camminato sui muri, macchie, segni, tracce invadono lo spazio e vi invitano ad in- ventare loro nuove avventure grafiche, nuove vita sulla punta di pennarelli in un gioco collettivo. Du- rante tutta la manifestazione, questa installazione verrà aperta a tutti coloro, grandi e piccoli, da solo, in famiglia o tra amici, che desideranno partecipare alla sua creazione.

*Milikkit significa “segno” in amarico.

Special Guest ⋅ Gianni Gronchi ⋅ abitare la trama

Il lavoro di Gianni Gronchi si concentra sul rapporto che instaura con un luogo attraverso la vita e il tempo che spende in esso, alla ricerca del significato di abitare “La mia camera forma un rettangolo di trentasei passi, rasentando bene le pareti. Ma il mio viaggio ne comprenderà di più, perché spesso la traverserò in lungo e in largo, oppure in diagonale, senza seguire regola o metodo, andrò anche a zig-zag, e percorrerò tutte le linee possibili, se occorrerà”. Xavier de Maistre, Voyage autour de ma chambre

La trama è fatta di fili di esistenza, sottili fino alla tra- sparenza. Grazie ai rapporti che da alcuni anni ha in- trapreso con i luoghi della Sabina e in particolare con l’Abbazia di Farfa Gronchi si sente qui come a casa, “li- berando” i muri come già succede a Bocchignano.

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Special Guest ⋅ Jacopo Mandich ⋅ welcome to sabina

Giovane scultore romano, manipola e combina da anni i più svariati tipi di materiale, prediligendo quelli di recupero e specializzandosi nella lavora- zione di ferro e legno. La versatilità e la poliedricità dell’artista, nonché la sua propensione alla collaborazione e al travalica- mento dei generi si è manifestata nella sua attività attraverso le numerose partecipazioni con gruppi e singoli artisti alla realizzazione di spettacoli, eventi, esposizioni e laboratori legati per lo più al riciclag- gio artistico e alla sensibilizzazione eco-solidale.

In occasione di 20eventi ha voluto dedicare tre sculture, alla Sabina. Esse sono state collocate in modo permanente all’entrata di Bocchignano, Tof- fia e Farfa a mo’ di accoglienza per il pubblico.

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Special Guest ⋅ Luciano Nestola ⋅ splendor veri - lo splendore della verita’

L’installazione è composta da circa 50 targhe in ottone, allineate a circoscrivere un varco tale da riflettere l’immagine stessa dello spettatore e del suo ambiente. La targa in ottone occupa uno spazio fisico e men- tale nelle nostre città. Il suo “splendore” si proiet- ta attraverso una indicazione professionale a cui ognuno di noi nel corso della propria esistenza è portato a conferire un certo prestigio.
Il mosaico composto utilizzando questi vessilli ce- lebranti uno status riflette anche una sfera privata di precarietà, di debolezza, di credenza e qualcosa di nuovo che attende la sua targa.

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Special Guest ⋅ OZU Officina Zone Urbane ⋅ Cooking memories

Il Centro culturale OZU realizzerà una performance interattiva che racchiude tre simboli vitali essenziali: il pane, la terra e il fuoco. La terra è rappresentata dal lavoro in argilla. Sia il pane che l’argilla sono lavorati a mano, e anche il ter- zo simbolo, il fuoco, viene creato dall’azione dell’uo- mo. Il pane segna il legame con le necessità basilari dell’umanità e la tradizione del territorio Sabino. Nello stesso tempo simboleggia la condivisione del cibo come momento unico di aggregazione e scambio. Il fuoco è l’unico tra i quattro elementi naturali che non può esistere da solo. È l’elemento necessario per fon- derne altri e farli diventare qualcosa di nuovo.
In questo lavoro il fuoco rappresenta il fluire della vita. Il pane e il fuoco fanno il loro corso e non ne rimane niente. Non rimane niente dopo l’evento, non rimane niente dopo aver mangiato il pane, ancora non rimane niente dopo che il fuoco si è spento. Non rimane nien- te, se non indelebili le tracce nella nostra memoria.

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Special Guest ⋅ Mauro Pulcinella ⋅ Terre sabine

L’uomo con la nascita entra nella fase percepibile di un percorso infinito. Istante dopo istante, ora dopo ora, giorno dopo giorno i rapporti tra gli uomini e la natura scrivono pagine quotidiane che si depositano a strati; pagi- ne di cronaca quotidiana che lentamente diventano roccia di storia universale. L’effetto del rapporto tra eventi naturali e artifizio umano è ciò che noi percepiamo. L’artista, immerso in questo flusso infinito tenta di raccontarle con il linguaggio delle emozioni segmento (nascita-mor- te) di infinito.

Special Guest ⋅ Radice di 3 ⋅ stati d'animo

Radice di tre, formato da Paolo Marianelli (Roma 1963) e Ugo Spagnuolo (Roma 1964), è un collet- tivo artistico che tenta di definire – comunicare – rappresentare - apprendere e prendere, nelle sue evoluzioni e conseguenze, un’interrogazione.

Stati d’animo è un esperimento poetico di teletra- sporto che si effettuerà con una cabina di voto- volo, per l’occasione assemblata con degli specifici strumenti da partenza. Coadiuvati dall’apposita tecnologia tecnico-emo- zionale, i visitatori-viaggiatori daranno concreta forma alla emozione della partenza e del distacco.

“Ciò che conta non è la destinazione, non è il viaggio, bensì la partenza”.

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Special Guest ⋅ Luc Smith ⋅ la strada dell’arte

Luc Smeets 2 sono due omonimi insegnanti di Ani- mazione nel Dipartimento Media e Design dell’Ac- cademia di Genk (Belgio).
Con il loro intervento, i due artisti intendono mo- strare al mondo ciò che accade nei Monti Sabini durante 20eventi. Utilizzando proiettori a 180° e 360°, lo spettato- re sarà letteralmente immerso in uno contesto di immagini animate, che offriranno una inedita rap- presentazione del lavori che i giovani artisti stanno conducendo far i diversi villaggi toccati dalla Star- da dell’arte

Special Guest ⋅ Ellen Ombergen ⋅ twist of toffia

Per la preoccupazione che le antiche tecniche tessili stanno scomparendo con il tempo l’artista ha realiz- zato l’opera: Textile in Nature. Questo lavoro è desti- nato a richiamare l’attenzione sul tema del testo e dell’intreccio, utilizzando materiali diversi, secondo le procedure care alla tradizione della land art.
In Twist of Toffia: le pietre presentano i cicli e le trame di lavorazione a maglia.

“Sdraiati mia cara nel giardino Quello spazio vuoto tra l’erba alta Sempre ho desiderato di essere un vuoto spazio per qualcuno, da stare”

Rutger Kopland

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Special Guest ⋅ Progetto Video ⋅ a cura di Ubaldo Munzi

La videoarte ha spesso la parte del leone nelle rasse- gne di arte contemporanea e 20eventi apre un setto- re che negli anni prossimi prenderà maggiore spazio. Lontana da un utilizzo passivo del mezzo tecnologico, la videoarte si serve del medium per precise finalità comunicative e non si ferma ad una pura documen- tazione della realtà. La sua capacità di intervenire sul reale e sulla sua percezione si traduce nella messa in discussione della posizione dello spettatore.

Gli artisti presenti in questa edizione sono: Luca Dionisi, Zeta Zero Alpha - durata: 0’23” “Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di Lui ...” (Giovanni 1:10-13) Il video si propone di affrontare il tema della croci- fissione, reinterpretato secondo le nuove mutazioni elettroniche.

Stefano Fanara, (Agrigento 1963) BASTA - durata 3’54” Il video racconta e rappresenta il malessere interiore dell’uomo e della società odierna. I basta ripetuti in maniera assidua e ossessiva rappresentano una sorta di liberazione catartica del malessere interiore.

Danilo Santilli, (Rieti 1961) Aquafontis - durata 10’51’’ Il video racchiude la ricerca di suoni e immagini d’acqua tratti dal territorio Sabino (torrente Rome- ano). Dal punto di vista formale Aquafontis 2009 è un continuum e vuole significare l’inarrestabile e infinita successione di eventi e microeventi alla base di processi naturali e della vita.

Artisti da roma 2009 - farfa un percorso dell'arte


Irene Andreotti, Ruya Akdur, Daniela Di Costanzo, Mario Giordano eMahasachi  Kanechika, cinque studenti del Corso di Scultura tenuto dai Professori Donato Bianco ed  Oriana Impei, selezionati per realizzare un’opera nei giardini della prestigiosa Abbazia di  Farfa.Si tratta di un progetto da realizzare insieme, in cui ciascuno dovrà fare in modo che la propria idea combaci con le idee degli altri compagni del gruppo, che oggi  diventano anche i compagni di una nuova avventura.Sono stati scelti per “costruire insieme”, per dar vita ad una scultura che  dovrà avere una funzione che a sua volta sottende il concetto della condivisione.

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In questo breve intervento metterò in risalto l’importanza che racchiude per i nostri giovani “futuri artisti” questa nuova esperienza, e utilizzerò di proposito alcune loro riflessioni raccolte durante i nostri incontri.

Kanechika, sottolinea l’importanza di lavorare in gruppo, aggiungendo che sempre più artisti stanno praticando questa esperienza. Che questo sia un segno positivo dei tempi che stiamo vivendo? Il loro intento è quello  di voler raggiungere una giusta armonia. 
Giordano spiega la difficoltà di comprendere come unire una funzione ad un’opera, stessa difficoltà vissuta dagli altri componenti del gruppo. Ma infine concludono di aver capito come certe “apparenti restrizioni” di fatto diventano una nuova possibilità per misurare le proprie capacità.

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Illustrando L’albero della vitaAndreotti spiega che “l’albero è  un elemento naturale  che vive nella contrapposizione di linee sinuose e  nervose capaci di contenere ed esternare energia. Un ciclo vitale che si ripete attraverso un’allegoria che oscilla tra la vita e la morte tra il  bene e il male, tra elementi in costante tensione…”, e ne sottolinea la forma ed il  grande valore simbolico
Giordano spiega, invece, di aver fatto riferimento alla figura del drago “che ebbe un grande impatto visivo nella mia infanzia…”.
Di Costanzo asserisce di aver “rappresentato la farfalla in quanto metafora della crescita”. Kanechika  scolpisce l’onda, modellando il duro travertino con la fluidità delle sue forme. 
Akdur vuole scolpire la forma di un Tucano, in un alternarsi di piani concavi e convessi. Lavoro, creatività, funzione ed esperienza avranno comunque un unico comune denominatore: la condivisione. 
Tutto questo grazie alla generosa partecipazione e sollecitazione della scultrice e professoressa Oriana Impei, che quasi a suggellare e sublimare in perfetta sintesi un mondo di contrasti ed armonie, realizzerà una scultura Labirinto delle sfere a forma di conchiglia, “un labirinto primordiale, dove le linee curve creano dall’ingresso un percorso obbligato, ma con deviazioni inaspettate al centro, per  raggiungere  all’uscita la meta  della  nascita  e dell’inizio del gioco”.

Giuliana Stella

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HISTOIRE NATURELLE Dentro – fuori, fuori – dentro, visibile – invisibile …
Immerso nel mondo, il nostro corpo come superficie sensibile dove tensioni, pressioni, legami, s’imprimono, dove il gesto si iscrive.
Immerso nel mondo, il nostro corpo, matrice di un divenire, rivela, descrive, traccia un percorso. Questo percorso viene agito dai corpi delle tre performerTiziana Virgilio, Claudia Padoan, Isabelle Dehais ed emerge come unico movimento dalla bellezza della natura.

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Artisti da brera 2009 - la potenza del genio


Il genius loci ci pare la figura che lega le operazioni attivate sul territorio sabino dai cinque giovani artisti dell’Accademia di Brera. Lavorare sul territorio come artista significa provare a coglierne l’atmosfera, vedere se le persone, la natura e la cultura condividono un medesimo aroma che ne definisce la qualità specifica. Il genius loci è la disposizione o lo stato d’animo del territorio stesso, non più mero spazio di terra ma ambiente, humus che coinvolge chi in essa nasce e cresce, derivandone le proprie differenze come da una matrice comune che è possibile cogliere solo nelle sue modulazioni, siano esse i fiumi, gli alberi, le persone, gli edifici: tra natura e cultura non è vi è salto semmai differenza minima di gradazione. Questa sorta di ‘it’ preindividuale e inafferrabile in sé, perché non ha inizio ma è semmai continuazione, il genius loci è come un alone che sfugge al tentativo di essere colto: è più facile sentirlo nei sapori del cibo, nella parlata della gente, nel profumo dell’aria, nell’ondulazione delle colline. Tradurre in linguaggio un’inclinazione dell’animo può facilmente tradire, e la posizione di chi lo voglia afferrare davvero dovrebbe essere una creazione che si pone in continuazione, senza forzature. Le operazioni dei giovani artisti di Brera sono consistite in prosecuzioni, dilatazioni di questa espressività già presente nel territorio, che non ha subito la distorsione di una rappresentazione ma che è stato posto invece nella condizione di presentarsi.

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Silvio Combi ha lavorato esplicitamente sul concetto di genius loci dando vita a una doppia installazione: la prima sul fiume Farfa dove ha collocato la scritta ‘nullus locus sine genio’, citazione di una frase di Servio in commento all’Eneide, che come un titolo di testa scorre sul fiume ad introdurci al resto dei lavori. La scritta realizzata con lamierino zincato, è composta da lettere che galleggiano sul fiume, luogo dove scorrono e si sedimentano storie. Aver disposto proprio sul torrente questa sentenza ci rivela che lo spirito del luogo è come l’acqua che scorre, nel senso che il genius loci accomuna, ma al medesimo tempo non può darsi se non come variazione continua e ritorno di un’incessante narrazione.

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Le storie trasportate dal fiume scorrono metaforicamente fino alla fontana, luogo per eccellenza della narrazione femminile dove il fiume si raccoglie in ascolto. Assila Cherfi, artista di origine algerina, ha scelto di realizzare al lavatoio la sua performance mantenendosi in continuità con la carica simbolica del luogo, provando a tracciare una trama inedita ai racconti dell’acqua. Le donne di Toffia sono state invitate attraverso un messaggio posto sui muri del paese a partecipare alla performance, che consisterà nel lavare dei panni inviati per posta da una donna algerina. I vestiti tradizionali dell’Algeria coloreranno l’acqua sabina, riformulando l’antico detto che giudica sia meglio lavare i panni sporchi a casa propria. Nel luogo della produzione e della riproduzione della memoria comunitaria, dove l’io è immediata copia del ‘noi’, Assila Cherfi introduce un elemento simultaneamente estraneo e comune, un panno sporco, e come per incantesimo il semplice gesto di eliminare lo sporco converte l’altro in un ‘noi’ più ampio, e prova a capovolgere l’ ordinaria dinamica del potere coloniale europeo sulle nazioni africane.

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Il paese di Toffia è anche il luogo che ospita il resto delle istallazioni proposte dagli artisti di Brera. Tutti loro hanno condiviso la fascinazione per il medesimo edificio, innegabile scrigno dello spirito del luogo: custodisce il deposito comunale, l’archivio storico e la sede di un’associazione culturale. Questo edificio aumenta la sua seduzione se si pensa che un tempo è stato adibito a chiesa e inspiegabilmente non è registrato al catasto. Al pianterreno, nel luogo che un tempo ospitava l’abside della chiesa, Marco Strappato, Carlo Pastaccini e Assila Cherfi hanno ricreato un finto set cinematografico privo di elementi di scena, dove la luce, simile a quelle usate per un’intervista, è posta ad illuminare lo spazio stesso. Questi artisti hanno creduto che essenziale per penetrare lo spirito del territorio fosse lasciarlo continuare a narrarsi da sé e tramite le persone che lo attraversano, che evidentemente saranno sia attori che spettatori nella medesima opera, dal titolo Las narraciones posibles. Presentare anziché rappresentare e mantenersi in continuità con il luogo col quale sono stati chiamati a confrontarsi è l’intento di questo progetto, concepito come involucro di tutte le narrazioni possibili. L’altra componente determinante di questa istallazione è la disposizione nell’ambiente di alcuni speakers acustici che riproducono frasi e parole usate durante la lavorazione di un film. Altra istallazione che ha la voce come ingrediente prioritario, è la seconda parte dell’operazione di Silvio Combi, posta al piano superiore del medesimo edificio, all’interno della stanza adibita ad archivio storico del comune. Nulla è stato mutato di questo locale: centinaia di documenti sono disordinatamente disposti a formare un’istallazione spontanea e stratificata della memoria storica del comune, stampata su fogli ingialliti, che Silvio ha voluto far parlare. L’istallazione prevede unicamente una cassa acustica nascosta, che riproduce la lettura di alcuni frammenti di memoria presi dai documenti dell’archivio.

Infine il lavoro di Matteo Cremonesi, Memento mori, traduzione di ‘Ricordati che devi morire’, nasce da una riflessione su questa frase con cui i monaci Benedettini, del rigido ordine trappista, usavano per ricordarsi reciprocamente la caducità dell’esistenza. Matteo ci rammenta che questa frase è stata recuperata dai monaci da una tradizione tipica dell’antica Roma, secondo la quale un umile servo aveva il compito di riferirla al generale che rientrava trionfante in città tra gli onori della folla, con lo scopo di smorzarne vanità e superbia. Per questo motivo Matteo ha scelto di riportare questa locuzione al suo destinario originario, il potere. La fotografia che ha realizzato, ispirandosi alla classica rappresentazione della vanitas, verrà collocata in uno spazio analogo dei tre comuni di Farfa, Fara Sabina e Bocchigniano. Così scrive l’artista: “In questo primo lavoro o percorso, (parte di un ciclo più ampio e aperto dedicato al tema del Memento mori), si vuole dar conto, non che appropriarsi della funzione simbolica di questa tradizione nel tentativo di riproporre il tema nella sua prepotenza e veridicità in un contesto contemporaneo, attraverso un percorso e una pratica lavorativa propria per linguaggio e caratteristiche del percorso fotografico concettuale”.

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A questo punto è possibile fare un salto concettuale per ricongiungere la questione del genius loci come facoltà specifica del territorio, ad un più vasto pensiero a cui tutte le opere di questi artisti ci rimandano. Abbiamo considerato il genius loci come disposizione o inclinazione di un territorio, da intendersi come conformazione non solo fisica ma anche culturale, pensando che tra la natura e la cultura non ci fossero salti ma differenze di grado; ci è sembrato di trovare nelle stratificazioni su cui si instaura il rapporto tra natura e cultura una linea di variazione melodica continua, senza fratture, così come tra le opere e il territorio con cui si sono confrontate. Abbiamo considerato l’opera Las narraciones posibles un dispositivo per la narrazione di una molteplicità di storie, proprio come Genius loci di Silvio Combi e il lavatoio di Assila Cherfi, così Memento mori, è stata proposta come una locuzione che ha riportato in vita storie lontane nel tempo. Il territorio sabino ha evocato tutte queste narrazioni. Ci sembra ora che ciò che abbiamo esplorato attraverso queste operazioni, è stato il territorio sabino ma anche qualcos’altro; ci sembra che l’idea stessa di territorio come contenitore di storie sottenda un’altra storia… Come se il pensare per storie, o il creare attraverso le storie fosse sintomo di un approccio che riconosce il reale come una vasta struttura di maglie intrecciate, i cui anelli sono impercettibili modulazioni che non riportano mai ad un origine ma ad altre storie ancora. E le storie sono anche ciò che non dicono, ma che segretamente presuppongono come ciò che le fa accadere e ciò lo chiameremo potenza, che è la stessa cosa di disposizione, inclinazione, facoltà, genius loci.

Marta Roberti